L’inizio della guerra in Ucraina ha lasciato tutti noi con l’amaro in bocca e tanta paura. Perché alla fine della pand3mia, uomini e donne tornavano a distruggersi l’un con l’altro?
Il giorno del suo scoppio l’ho passato a fare il refresh delle notizie in tempo reale, non potevo crederci ed avevo la sensazione sinistra che non si sarebbe fermata a breve, che tutta l’Europa ne avrebbe risentito. Poi, forse complici i miei studi precedenti, ho scelto consapevolmente di evitare di guardare le notizie ogni giorno, sempre più insopportabili, dedicandomi invece alla lettura di un libro che avevo preso tempo prima e che avevo accantonato in un angolo della libreria. Era arrivato il momento giusto per affrontare il viaggio di “Passaggi in Siria”, libro-resoconto scritto dalla giornalista e attivista siriana Samar Yazbek.
Le radici che avevo creduto di poter estirpare: le radici familiari, i legami con le persone a me care, la mia identità religiosa e professionale, il mio concetto di nazione… tutte quelle radici facevano ancora parte di me, non erano andate distrutte. Avevo provato a ripiantare quel che ne restava in un suolo vergine, fedele alla mia eterna devozione alla verità e alla libertà. Tutt'a un tratto le mie scelte acquistarono un significato, come se sbocciassero mentre mangiavo e osservavo quei giovani così coraggiosi e pieni d'energia.
Yazbek scappa dalla Siria e si rifugia a Parigi con la figlia ma sente di non poter rimanere distante dal suo Paese. Decide quindi di rientrare di nascosto tre volte per documentare i massacri e la guerra ma sopratutto per aiutare le donne siriane a ricostruire un futuro per sé e per le proprie famiglie.
La guerra in Siria è iniziata nel 2011 come una rivoluzione pacifica contro il regime di Assad ma nessuno riconosce più gli obiettivi iniziali. Essa viene combattuta ormai su due fronti: Assad attacca dal cielo con aerei, missili e barili esplosivi, i peggiori; l'Isis attacca da terra, riducendo la popolazione a vivere di stenti. Sono mercenari provenienti dal nord Africa o dalla Cecenia, uomini che aspirano alla creazione di uno stato islamico all'interno della Siria: i siriani non sono d'accordo, le rivoluzioni pacifiche erano volte alla cacciata di Assad e al ripristino di uno stato laico e libero.
Una delle riflessioni che più mi ha colpito della Yazbek riguardava proprio il nostro fruire le immagini di guerra e si è sviluppata in me la consapevolezza che ogni immagine, ogni guerra, portino alla stessa spaccatura tra realtà e finzione:
E’ trascorso un anno da quando ho abbandonato definitivamente la Siria: l’esodo di massa dal mio paese, per le sue dimensioni, passerà sicuramente alla storia. Tengo d’occhio da lontano gli sviluppi. Non lo fate anche voi? Scorrete le immagini, sfogliate le notizie e vi mantenete in contatto con chiunque sia rimasto bloccato laggiù. Ma questo che cosa significa? A cosa serve? Manca la tessera essenziale del puzzle. Leggere che le granate e i barili esplosivi sono caduti per dieci giorni consecutivi sulla città nella quale avete vissuto, Saraqeb, non ha nulla a che vedere con la vera vita sotto i bombardamenti. Da oltre un anno a questa parte, Saraqeb è bombardata con barili esplosivi e bombe a grappolo ogni santo giorno. […] Dove sta il fetore acre degli incendi, il panico negli occhi delle madri terrorizzate o la quiete del breve momento di silenzio e di choc dopo una deflagrazione? Tutte queste immagini ci mettono in contatto in tempo reale con quello che sta avvenendo, ma qual è il vero significato che veicolano? Non significano altro che ulteriore follia. Perché queste immagini bidimensionali fondono la realtà con l’immaginazione, riducendo qualsiasi ragionamento sensato a una sterile assurdità e offuscando la linea di demarcazione tra la vita e la morte.
Allo stesso tempo, ritrovavo nelle pagine relative alla Siria lo stesso sentimento ucraino: noi stiamo combattendo per voi, è grazie a noi che voi vi salvate:
Il mondo esterno non crederà mai che quanto sta accadendo in Siria – ciò di cui tutto il mondo è testimone – non è altro che il desiderio degli attori della comunità internazionale di assicurarsi la propria salvezza. Altri muoiono al posto loro. Continuano a vivere come se nulla fosse, proprio mentre la vita si spegne davanti ai loro occhi. Sono loro i sopravvissuti, ed è quello che conta. E’ un istinto carnale paragonabile alla lussuria. I voyeur di tutto il mondo si stanno godendo lo spettacolo di una Siria che lotta disperatamente per la sopravvivenza.
Il cammino della scrittrice passa per città bombardate e villaggi ormai isolati, per la linea del fronte e per le maglie aperte dei confini per alcuni invalicabili e per altri invisibili: è la guerra, chi scappa fatica, chi vuole combattere entra facilmente anche se significa modificare la rivoluzione, renderla altro da ciò che era, da come doveva essere.
La Siria non sarà mai più la stessa: è stata impiccata, sbudellata, squartata.
Ma la speranza non muore mai e l’istruzione e il lavoro che passano dalle donne sono il vero obiettivo della Yazbek che gira tra le case e le cantine abitate dalle siriane rimaste a fianco di figli e mariti combattendo la loro battaglia quotidiana per la sopravvivenza, imparando o mettendo in atto tutte le misure necessarie per inventarsi di nuovo e dare futuro ai propri figli. Un mondo di luce e speranza in un mondo di morte.
Erano le donne a pagare il prezzo più salato di questa guerra, e la situazione per loro stava diventando sempre più pericolosa a seguito dell'infiltrazione di gruppi integralisti, estranei alla società siriana, e al loro tentativo di imporre abitudini e regole di vita differenti.
Proprio la morte, dice l’autrice, è inestricabilmente legata alla scrittura, ultima grande riflessione del viaggio:
la scrittura è un cammino verso la consapevolezza, attraverso la sua complessa relazione con la morte. E’ una riproduzione della vita, e al contempo un coraggioso atto di sfida alla morte. Ma di fronte ad essa rappresenta anche una sconfitta, in quanto la morte, in ultima analisi, con tutti gli interrogativi complessi che pone, della scrittura è sia l’impulso sia la sorgente. Eppure è una sconfitta eroica, che dimostra coraggio. Finora non avevo mai compreso quest’ineluttabile sovrapposizione tra la scrittura e la morte.
Yazbek lascia la Siria con la morte nel cuore e queste parole cercano in qualche modo di dare dignità ad un popolo martoriato e storia ad una guerra dimenticata.


