ovvero come parlare d'ansia nel 2021
Avevo promesso che questo blog sarebbe stato diverso, che sarebbe stato un’immagine più realistica di quella che sono oggi: lo devo a me e alla strada che ho percorso per arrivare sino a qui. E lo devo alle promesse che io e F. ci siamo fatte.
Cara F., ti girerò questo articolo e spero che ti piaccia, come sempre lo scrivo io ma senza il tuo sostegno e il tuo spingermi più in là non credo che l’avrei mai fatto né che sarei stata così sincera.
Mi sono anche promessa di linkarlo su Instangram, in entrambi i miei profili, perché sennò perde il senso che ha per me e credo anche la sua forza.
Ho deciso di scrivere dopo aver letto un libro. E fin qui niente di strano.
La cosa strana è che ho unito più cose che mi sono capitate in quest’ultimo periodo e che definiscono almeno in parte chi sono, forse anche chi sarò, ma qui solo il tempo mi dirà se ho ragione.
Il libro in questione è un Romance: già, un libro particolare, un genere letterario sottovalutato, considerato per adolescenti e donne poco acculturate, considerato di serie C forse, ma che ho rivalutato e che sto imparando non solo ad amare ma a considerare una nuova passione. Per chi non lo sapesse il Romance (e non me ne vogliano le ragazze che mi leggeranno e che sono più informate di me) è un sottogenere del romanzo rosa: l’asse centrale è costituito dalla storia d’amore e sesso tra i due protagonisti, che nonostante le difficoltà sappiamo già che resisteranno, si ameranno come nessuno al mondo e convoleranno a nozze, o comunque verso il lieto fine. Ciò che però ho scoperto è la schiettezza e la sincerità di questi romanzi, perlopiù di autrici anglofone, nel trattare argomenti che per noi donne sono oggi fondamentali. Per dirla in modo forse fin troppo netto, di femminismo abbiamo un bisogno enorme e auguro a tutte di leggere Oriana Fallaci, Simone de Beauvouir, Rupi Kaur e chi più ne ha più ne metta, ma auguro anche a tutte di imbattersi nel romance giusto. Ho letto autrici che trattano il tema della fecondazione assistita, della violenza sulle donne, dei disturbi psicologici. Ve ne sono altre che parlano di razzismo e stalking, di violenza sui bambini e di storia, archeologia o scienze. Insomma, davvero ognuna di noi può trovare il suo.
Ed eccomi qui, a raccontarvi di come oggi io abbia forse trovato il mio.
Il libro in questione è “Scrivimi ancora” di Vi Keeland e Penelope Ward: ho già letto alcuni dei loro libri ma davvero me ne innamoro ogni giorno di più. Questo, oltre alla bella storia tra una scrittrice e una rockstar, parla di ansia: la protagonista, dopo un evento traumatico, soffre di agorafobia e attacchi di panico. Per dirla con le parole che trovo dopo aver iniziato un corso sulla lettura, l’argomento è la storia d’amore travagliata tra un uomo abituato ai bagni di folla ed una donna che vive in solitudine ai margini di un bosco e ha per amico un terapeuta appassionato di birdwatching, ma il tema è la stigmatizzazione dei disturbi psicologici: l’ansia e le sue manifestazioni sono un disturbo e chi ne soffre viene guardato con sospetto e compassione. Il tema, ovvero la visione sul mondo delle autrici, è un esempio di empatia e di accoglienza: dall’ansia si può uscire, si può avere una vita normale pur soffrendone, chiedere aiuto è il primo passo, non si è soli e ci sono persone, fortunatamente, che non ci giudicheranno.
Del libro ho amato due cose: la schiettezza delle descrizioni dello stato ansioso affidate a Lucia, la protagonista, in cui mi sono ritrovata appieno. Quella sensazione di blocco che pervade il corpo, i groppi in gola e in pancia, la voglia di fuggire lontano, la serenità nella propria confort zone, nel ripetere quei gesti che sono tutto tranne la soluzione ma rappresentano il desiderio di evadere da qualcosa che resta appiccicata addosso se non la si affronta. Lucia vive così, in una bolla dove non fa entrare nessuno perché pensa di non poter gestire tutto, pensa che da sola sia tutto più semplice. E qui arriva Griffin, che piano piano cerca di scardinare questo pensiero insieme a Doc.
«Sta dicendo che sarei più tranquilla in una relazione?»
«Precisamente. Non è insolito che le persone con disturbi d’ansia tendano a isolarsi, come hai fatto tu. Cercano di nascondere il problema per evitarsi l’imbarazzo di avere un attacco di panico davanti a qualcun altro. Per questo è molto importante avere una rete di supporto. Quando vedi che le persone che ami ti accettano per quello che sei, senza giudicarti, ti senti più sicuro e sei disposto a correre dei rischi che potrebbero portarti ad avere un attacco anche di fronte a persone estranee alla tua rete. Fidarti di qualcuno che ami è il prossimo passo per te. Hai fatto grandi progressi con me negli ultimi anni, ma ora devi imparare a cavartela da sola. Sei tu che devi decidere di spingerti oltre».
Ecco l’altra cosa che ho amato del libro: la capacità delle autrici di non far sentire sola o giudicata la protagonista decidendo di affiancarle due uomini che non solo hanno rispettato i suoi tempi ma l’hanno spronata al momento giusto e l’hanno accolta nel suo dolore, non sono scappati né, cosa fondamentale, hanno minimizzato le sue sensazioni ma si sono messi in ascolto e hanno cercato di comprenderla.
Ognuno di noi ha dentro si sé il buio e la luce, amore mio. Cerchiamo di nascondere agli altri l’oscurità per non spaventarli, perché abbiamo paura di perderli. Ma la tua oscurità non mi fa paura, Lucia. Mi fa solo desiderare di stringerti la mano ed essere la tua luce finché non la ritroverai dentro di te. E’ questo che fanno le persone quando si innamorano. Io non potrò sempre restituirti la luce, a volte dovrai riuscire a trovarla da sola, ma nel frattempo starò al tuo fianco nell’oscurità, così tutto sarà meno spaventoso.