Quando
si parla di accoglienza la prima idea che viene in mente ad
un’insegnante di scuola primaria sono spesso le intestazioni dei
quaderni: è un po’ come iniziare bene l’anno, come darsi il
punto di partenza con i bambini, è come scegliere di iniziare con il
menù, come al ristorante.
Il punto, però, è che l’intestazione è estremamente riduttiva, per due ragioni a mio parere. La prima è che blocca la creatività dei bambini: l’età della primaria è ancora un’età in cui il “fare” lascia molto più dell’”ascoltare” o del “ripetere”, figuriamoci del colorare una scheda pre-impostata, dove le immagini sono spesso le stesse e che si ripetono, simili o addirittura uguali, nelle diverse discipline. La seconda ragione è che si reitera la stessa immagine: di Dio, di Gesù, dei bambini che incontrava. Sono immagini di parecchi anni fa, che lasciano immaginare un Gesù con i connotati europei, spesso colorato dai bambini senza neppure conoscere così bene la figura che stanno guardando. Sempre più spesso mi ritrovo infatti davanti alunni che mi chiedono di che colore fare i capelli o la pelle, i vestiti e i fiori. Mi accorgo quindi che, forse, le intestazioni, per religione almeno, non sono più così utili.
Quest’anno abbiamo immaginato qualcosa di diverso, anche se ancora è una via di mezzo. Intanto ci siamo detti, io e il mio collega di religione, che dovevamo evitare gli sprechi: non amiamo le copertine pre-impostate ma sopratutto non amiamo buttare e negli anni avevamo accumulato una quantità esorbitante di copertine fotocopiate e stampate, anche diverse. Le abbiamo quindi recuperate, suddivise per le diverse classi e utilizzate, sia nel formato originale che ritagliando il disegno centrale come parte di una copertina “di transizione”. Così facendo abbiamo quasi esaurito tutte le fotocopie accumulate, ne rimangono pochissime e questo ci fa ben sperare nell’anno prossimo.Così abbiamo iniziato a buttare giù qualche idea.
Per le prime abbiamo ideato una nostra intestazione: lo so, vado contro al mio odio per queste schede pre-impostate, ma ci serve un anno di transizione che ci faccia anche respirare e con le classi prime è sempre un terno all’otto. Non sappiamo quando le vedremo e come, se rimarremo soli con loro o se ci metteranno di supporto ai colleghi, non sappiamo quando davvero inizieremo religione né con quanti bambini e come saranno le classi così abbiamo immaginato il nostro personale menù del ristorante, con immagini che i bambini e le bambine possano colorare in autonomia, che già parlino loro degli argomenti che verranno trattati durante l’anno.
Per le altre classi, invece, abbiamo pensato di abbandonare pian piano la scheda già disegnata e integrare con disegni a mano libera dei bambini: li guideremo alla scoperta del programma annuale attraverso il dettato grafico.
Il dettato grafico è una proposta grafico-pittorica adatta a stimolare la capacità di riprodurre uno stimolo verbale attraverso tratti e colori. In parole povere, l’insegnante racconta ai bambini uno scenario da raffigurare: possono essere elementi naturali, soggetti astratti, personaggi fantastici. Fondamentale è il ritmo della narrazione: l’insieme degli elementi che chiederemo di rappresentare non deve essere scontato, se vogliamo che i bambini li elaborino in modo creativo ed attivo. Qui sta il grosso lavoro di preparazione e il motivo per cui l’anno prossimo sarà ancora di transizione: ogni argomento e ogni dettato dovrà essere studiato per permettere ai bambini di essere creativi.Obiettivo, eliminare per tutte le classi i pre-stampati e lasciare libero sfogo alla fantasia dei piccoli, in modo che l’espressività personale possa guidarli meglio alla scoperta di Gesù e del mondo della religione cattolica a scuola.
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