Spesso racconto che leggere è intraprendere un viaggio, non solo si possono conoscere luoghi e persone diverse ma molto più spesso ci si conosce meglio. Sono convinta che siano le parole altrui a darci forma, a costituirci ciò che siamo, relazioni urlate o raccontate, animate dal nostro personale sentire. Non è quindi importante la quantità di parole e pagine che maciniamo leggendo, ma la loro qualità, quante cose raccontano di noi, quanto ci fanno scender più in profondità rispetto a quello che già sappiamo e viviamo? Per me la lettura è questo, scoprire pezzetti di me che non sapevo esistessero e cercare di raccontarmeli attraverso parole mie, nuove a volte oppure che ridisegnano l’immagine di quello spicchio rimasto assopito.
Ogni libro è una scoperta ed è ciò che vorrei far emergere qui e su Istangram, nella certezza che a volte un libro tocca più di altri, incuriosisce, richiama, attira l’attenzione, sprona ad imparare.
Questo testo della giornalista Gruber è denso e articolato, l’ho letto rinnovando più volte il prestito bibliotecario e tenendolo sul comodino, lasciandomi il tempo di leggere qualche pagina alla volta tante erano le informazioni che arrivavano dalle righe scritte.
Punto di partenza sono le ultime streghe bruciate sul rogo in Europa, Anna Goldi nel 1782 e Barbara Zdunk nel 1811 per tentare di raccontare quale possa essere la loro discendenza oggi: quali donne, quali streghe temiamo e viviamo quotidianamente?
La Gruber cerca di dare uno sguardo onnicomprensivo del mondo femminile europeo tanto da riservare ad ogni capitolo un argomento e un viaggio diversi sottolineando come abbia deciso di scrivere e parlare solo delle storie che conosce in prima persona lasciando la parola alle protagoniste, come una scrivana che meticolosamente prende appunti e intesse relazioni tra le storie.
“Le donne si sono ritrovate assieme non perché abbiano delle cose in comune, ma perché ci sono molte cose che non hanno” sembra essere l’assunto delle donne intervistate.
I temi trattati sono vari e molteplici: si parte dalla prostituzione nei panorami italiano e olandese dove la diatriba sulle case chiuse continua. Per le donne e per le prostitute le case chiuse sono una sconfitta, la perdita dell’unico aiuto che la strada può offrire, l’incontro con l’altro che spesso è il cliente che si affeziona e “salva” le ragazze dal giro in cui sono cadute vittime.
Grande spazio viene dato all’aborto per il quale la giornalista passa in rassegna diverse posizioni, la situazione degli ospedali italiani, la discussione politica e ovviamente l’imprinting della Chiesa. La resa dei conti avviene però a mio modo di vedere nell’incontro con chi gli aborti li pratica e che cerca di evidenziare le ragioni di una situazione dove la libertà di scelta delle donne non è assicurata:
"Al San Paolo di Milano gli anestesisti sono tutti obiettori" forse perché “ a 5 settimane vedi il cuore che batte con l’ecografia. A 10, sgambettano”.
Altro grande scoglio è il lavoro femminile che vive una vera e propria disparità di genere: le mamme fanno fatica a lavorare, fatica che ha un nome, si chiama
“broken career pattern: cominci tra i venti e i trenta la tua carriera, poco dopo i trent’anni ti viene il panico, fai un figlio, e poi non riesci più a lavorare. Almeno non a certi livelli” considerando anche che “ è una questione di reddito. Se puoi permetterti qualcuno che si prenda cura dei figli bene, se no devi accettare un part-time”.
Per riequilibrare un ambiente plasmato dal patriarcato il discorso atterra sulle quote rosa, osteggiate tanto dalle donne quanto dagli uomini: qui il problema è come sono state spiegate.
“Non si chiede una quota per le donne, ma meccanismi che impediscano il mantenimento della quota monopolistica maschile” ovvero è una lotta contro un monopolio.
La necessità ed anche il consiglio è che non bisogna mai sminuirsi, “se si è una Ferrari non si può vivere come una Cinquecento” ma sopratutto
“la prima cosa da fare è ricostruire un dialogo femminile che fino a pochi anni fa era vivo e fecondo. E che oggi non è certo spento, ma offuscato dalle emergenze del presente. Donne con diverse fedi politiche, credi religiosi, professioni, vite, devono tornare a parlarsi di quello che veramente serve a tutte quante. Ovvero il diritto a essere cittadine, lavoratrici, mogli, madri o nessuna di queste cose se lo desiderano, ma anche tutte, se ne sentono il bisogno. Accanto a uomini che finalmente accettino di rimettersi in discussione. Smettendola di fingersi ignari che anche per loro il mondo è cambiato”.


