10.9.21

"The hate u give. Il coraggio della verità" di Angie Thomas



Permettiamo alle persone di dire certe cose,

e loro le dicono così spesso che dopo un po’ lo trovano ammissibile e noi normale.

Ma che senso ha avere una voce, se poi resti in silenzio quando non dovresti?”.

 

Starr si muove tra due mondi: abita a Garden Heights, un quartiere nero dove imperversano le gang e la violenza di strada, ma frequenta una scuola prestigiosa di “bianchi” nella quale è ben inserita e ha alcune amicizie sincere.

Vive in realtà una doppia vita, a metà strada tra la fratellanza con gli amici dell' infanzia e l'omologazione con i nuovi compagni: a nessuno dei due gruppi permette di vedere l’intera Starr, sembra esserne spaventata. 

L'equilibrio si rompe però quando, di ritorno da una festa, Starr assiste all’uccisione di Khalil, il suo migliore amico, colui che la stava riaccompagnando a casa. Un'auto della polizia li ferma e mentre era disarmato, durante la perquisizione, l'agente bianco si spaventa ed esplode un colpo di arma da fuoco

Il caso conquista le prime pagine dei giornali: Khalil diviene il nero, spacciatore, che se lo è meritato e lei l’unica testimone, scomoda sia per le gang del quartiere che per i bianchi. Che cosa avrà da dire Starr? Qual è la strada giusta da seguire?

Qui la voce torna a comandare: quanto siamo responsabili dei nostri silenzi oltreché delle parole che urliamo o sussurriamo? Quanto male è possibile solo grazie e attraverso il silenzio?

Di fronte all'uccisione di Khalil e all'indecisione di Starr, il quartiere non ci sta: scende in strada mettendo a ferro e fuoco le vie. Chiedendo giustizia. Lanciando lacrimogeni e slogan, alzando i pugni, le voci, le barricate. Il fumo è denso, la paura sale alle stelle.

Ora Starr deve decidere.

 

Questa storia va al di là di me e Khalil.

Riguarda Noi, con la N maiuscola;

tutti quelli che hanno la nostra stessa pelle,

che provano le nostre stesse emozioni,

che stanno soffrendo con noi pur non conoscendoci.

E il mio silenzio non ci sta aiutando.”

 

Con grande fatica e a costo di mettere a rischio la vita sua e della propria famiglia, Starr comprende di essere l’unica che può dire davvero come sia andata. E userà tutta la sua voce per combattere la guerra affinché sia fatta giustizia. Per Khalil e per tutti gli altri.

Un libro bello, che resta incollato dentro, che appanna gli occhi e scalda il cuore e che fa sentire completamente a disagio per ciò che, senza neanche rendercene conto, pensiamo ogni giorno. Leggendolo, vorremmo essere tutti Starr, ma siamo troppo spesso delle Hailey: bianchi, biondi, ricchi e assolutamente privilegiati, incapaci di riconoscere il senso delle battaglie da combattere e il fianco da coprire.

 

Giunti Editore

#michelacaccavoblog # unamaestratralerighe#decolonizzazione

Nessun commento:

Posta un commento

Guarda qui!

"Passaggi in Siria" di Samar Yazbek

    L’inizio della guerra in Ucraina ha lasciato tutti noi con l’amaro in bocca e tanta paura. Perché alla fine della pand3mia, uomini e do...

L'hai letto?