5.11.21

Accoglienza: Pinocchio

 



Terzo appuntamento con il tema dell’accoglienza a scuola.

Che cosa fare i primi giorni? Quali bambini avremo in classe? Saremo soli o insieme alle colleghe di classe?

Nella scuola primaria funziona così: le prime due settimane, in genere, vengono dedicate all’accoglienza e l’insegnante di religione rimane in classe con l’insegnante prevalente. Si guardano i materiali che hanno portato i bambini, a volte si inizia lo studio dei pre-requisiti, si ripassa, ci si racconta l’estate. Spesso questo tempo non finisce entro le due settimane: anche se veniamo lasciati con la classe, il più delle volte l’attività alternativanon parte subito per cui ci ritroviamo a classe completa, consapevoli di dover pensare a lezioni che non ci facciano perdere il ritmo della nostra materia ma che non ledano il diritto dei bambini che decidono di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica. 

Ho così immaginato un percorso che abbia a che fare con uno dei classici della letteratura infantile: Pinocchio.

E’ un percorso pensato per le prime e le seconde elementari, dove la storia di Pinocchio si lega indissolubilmente alla Creazione (ma di questo ne parlerò in un post più approfondito).

Mi concentro ora sulle prime due lezioni, che conto essere a classe intera se pensiamo ad una seconda elementare, in un periodo dell’anno, settembre, in cui i bambini hanno bisogno di riprendere pian piano confidenza con l’insegnante. Se penso alla classe prima, immagino queste due lezioni dopo Natale, un momento di ripresa anche questo, in cui non inizio subito un nuovo argomento ma cerco di riprendere confidenza con i bambini e di accogliere i loro momenti di tristezza.

Pinocchio è una storia che spesso i più piccoli conoscono, ma non lo do per scontato: scelgo solitamente un libro illustrato oppure una versione ridotta della storia. Non mi interessa scoprire tutti i passaggi narrativi del classico né esaminarlo dal punto di vista linguistico, ma voglio scatenare una reazione positiva nei bambini, di immedesimazione e divertimento, dove possano anche esplorare il loro lato più biricchino e ridere insieme delle possibili malefatte di un burattino pasticcione che a scuola proprio non ci vuole stare.

L’albo illustrato che preferisco fa parte della collezione Sassi “Le fiabeintagliate”: se avete bambini li lascerà a bocca aperta perché dalle pagine prendono vita i trucioli del legno che diventa Pinocchio, il tendone di Mangiafuoco e l’azzurro dei capelli della Fata Turchina.

Ho scelto Pinocchio non a caso: vi è uno studio molto conosciuto e approfondito scritto dal cardinal Biffi, il quale racconta Pinocchio quale riscrittura, ovvero una modalità narrativa secondo la quale mantenendo lo scheletro di base della storia, vengono stravolti personaggi ed eventi in modo che a rimanere, della narrazione iniziale, sia il senso ed il significato. Ecco, Pinocchio è una bellissima riscrittura di alcune parti della Bibbia: Collodi, dopo aver studiato in una scuola cattolica, decide di scrivere un racconto a puntante avente per protagonista un burattino che diviene bambino, che non ne fa una giusta ma alla fine viene redento ugualmente, che si lega a strani personaggi ma che ottiene l’amore e la guida di una madre turchina, evanescente e sempre presente. Un bimbo nato dal legno che finisce nella pancia di una balena, che viene deriso ed impiccato ad un albero ma che ottiene la salvezza e che dona salvezza e riguardo verso il padre ormai anziano.

Vi ricorda qualcosa?

La parte che solitamente uso in classe è quella iniziale: un ciocco di legno che viene donato ad un falegname che pian piano costruisce un burattino, il quale però, sin da subito, appare più di ciò che è.

Chiedo quindi ai bambini di immedesimarsi nel burattino: il quaderno ci serve come blocco per gli appunti in qui scriveremo o disegneremo la giornata tipica di un burattino. In questa fase i bambini lavorano singolarmente, pensando spronati e guidati dall’insegnante, a quante situazioni stravaganti può vivere un burattino ai giorni nostri.

Nelle prime questo passaggio viene fatto a voce e si passa velocemente alla seconda fase della lezione: la drammatizzazione.

La drammatizzazione è una forma di linguaggio originaria del bambino, è un mezzo di espressione, di comunicazione, è uno strumento che favorisce ed incentiva le relazioni tra i bimbi attori, tra i bimbi spettatori e tra attori e pubblico: relazioni volte alla condivisione e al coinvolgimento emotivo. 

Drammatizzare significa fare e prendere coscienza. Fare qualcosa, per i piccoli, è fondamentale perché lo sviluppo cognitivo passa da lì. Diventare davvero quel burattino ha lo scopo di farli immedesimare prendendo coscienza del fatto che costruito non è creato: il loro corpo di bambini non è adatto alle peripezie di un burattino, se lo scalpello li colpisce sentono male e urlano come Pinocchio nel libro; allo stesso modo, l’agire e il muoversi legnoso del burattino è differente dal loro, la carne è diversa dal legno. Credetemi, il divertimento è assicurato.

Alla fine di queste due lezioni “perse” a ridere e raccontarci cosa un bambino ha di diverso rispetto ad un burattino, saremo pronti per affrontare l’inizio di un argomento centrale per la religione cattolica a scuola.

Chi indovina quale?


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